Dislivello: 450 mt.circa
Difficoltà: medio-facile (se nei giorni precedenti ha piovuto, il terreno è parecchio scivoloso)
Tempo: 3/4 ore
Quasi certamente i Salgari, come tutti i torinesi, salirono a Superga con la tramvia a funicolare inaugurata nel 1884 e rimasta simile ad allora.
Da Sassi si può raggiungere in tramvia la stazione intermedia di Pian Gambino, e proseguire a piedi sul viottolo (segnavia 27-28) che sale per fitti boschi - oggi protetti dal Parco naturale della Collina torinese - fino alla Basilica di Superga.
Oppure dalla stazione di Superga si può scendere un poco con l'itinerario 29 e poi percorrere il sentiero 63 che va a mezza costa tra gli umidi boschi - quasi una jungla - che guardano verso San Mauro, per poi risalire a Superga lungo un crinale (segnavia 65).
Per chi è abituato alle camminate, da Superga c'è l'itinerario dell'Anello Verde (segnavia 29) che scende tra fitti boschi fino a corso Casale, e poi prosegue lungo il Po di fronte all'Isolone di Bertolla, ricchissimo di uccelli: qui davvero si possono immaginare Sandokan e Yanez mentre esplorano le sunderbunds.
Lungo il percorso si passa nei pressi di antiche ville, chiamate nel settecento "Vigne" dove la mobilità torinese villeggiava in estate.
Poi ci sono i prati del Parco della Colletta, che si estende tra la confluenza della Dora e della Stura con il Po, dove Salgari amava passeggiare. Infine un doveroso pellegrinaggio: da corso Quintino Sella (penultima fermata del 56) si sale per strada del Lauro, e presto si svolta in strada Lauretta, che piega a destra e termina di fronte a un ripido bosco. Risalendolo, dopo pochi passi si esce in un bel ripiano con un carpino: poco sotto c'è "uno dei burroncelli che voi conoscete, perchè andavamo a raccogliere i fiori", come scrisse Salgari ai figli prima di salire fin qui per togliersi la vita.
È un angolo di verde pubblico, accessibile a tutti e rimasto miracolosamente intatto. Un piccolo parco senza nome e quasi sconosciuto, ma assai suggestivo: perchè non intitolarlo a Emilio Salgari?
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