RIFLESSIONI DI UNA NOTTE DI GIN FIZZ
E GOCCE DI ANGOSTURA
Sabato pomeriggio dei solitari, con un bicchiere di Gin fizz fino al limite scolato, in un paese qualunque di un sud qualsiasi, in un tardo pomeriggio estivo nell'ora in cui tutto sembra impossibile, anche semplicemente pensare o respirare.
Intorno la piazza, le case danzano molli sullo sfondo dell'afa estiva.
Non c'è un frugar di scarafaggio.
Solo la bocca della fontana ha la forza di pronunciarsi:
Plonk !
"Alla tua salute, amica mia."
Dice Elio, alzando il bicchiere.
Plonk!
Risponde quella.
"Un altro po' di nient'altro, cara? "
Plonk !
"Io me ne verso un quarto."
Plonk !
Il monosillabo incrina l'aria secca di luglio e scandisce l'attesa di Elio per la sua bella, che proprio sua non è. Le donne degli altri sono irraggiungibili e allora, Porco Mondo, concede loro almeno un sorriso gratis che il Gin fizz non basta mai per consolare lo spirito.
Sulla soglia di casa, Elio trascorre il tempo con le mani intrecciate intorno al bicchiere, sguardo fisso a studiare con meticolosa attenzione ogni rientranza e incrinatura della fontana di fronte, un modo come un altro per ingannare il tempo dell'attesa, che tanto è pensionato e di tempo, di solitudine, di Gin fizz e di notti che non vogliono finire ne ha piena la vita anche stasera.
Plonk !
Lui e la goccia, le uniche cose animate in un niente assoluto simile all'oblio.
Lui e la goccia, palpitano allo stesso monotono ritmo della speranza.
Anche lei aspetta la sua anima gemella, Elio ne è certo.
Plonk !
Null'altro. E ricominciare.
Tra un plonk e l'altro trascorrono esattamente tre respiri.
In due ore e mezza, Elio ha battezzato la goccia.
Gaia è un tipo riservato, dopo molte titubanze si affaccia oltre l'orlo metallico del rubinetto, con cautela si ingrossa piano in una lentezza esasperante, fino a quando, sempre più ardita, tremula e grassa raggiunge la bellezza delle cose circolari, dove inizio e fine coincidono, dove la perpetua continuità è certezza di equilibrio.
Si lascia cadere mollemente sulla conca di ghisa della vasca, arroventata dal sole.
Plonk !
Gaia si spacca, perde la sua perfezione, si stende scomposta, a pancia all'aria, a gambe aperte, guarda in alto speranzosa, in attesa di accogliere la goccia gemella per fondersi con essa in un abbraccio molecolare ed essere appagata da un Plac plac plac (come pioggia che prima fa piano, poi più forte, sino a molto forte)
Teng tichiding teng teng (goccioloni di un temporale)
Sciuasch sciuasch
Schschschsch (uno scroscio)
Langue così per un po'.
Evapora.
Scompare prima del secondo respiro.
Lui e Gaia: due cose perfette e inutili in mezzo al niente, in pesante e tremula attesa di qualcosa che si fondi con loro e li riempia di piacere. Invece…
Ah, se i Plonk fossero solo un pochino più ravvicinati, basterebbe davvero un nonnulla a cambiar il destino di Gaia e il suo.
Plonk!
Lui e Gaia: sintesi di un pomeriggio immobile, in bilico fra il deserto e la follia.
Un respiro in meno basterebbe a elidere ogni distanza con la mistica fisica.
Plonk!
Quand'ecco il cambiamento in due note…
Splok splok… Splok splok
Neppure il tempo di rendersene conto e c'è già in mezzo, avvolto dalla sua sinfonia. Il ritmo incalza, muovendo un po' la testa, ad Elio pare che si condensi sul viso una carezza.
Splok splok… Splok splok
No, no! Non è il rumore della sua fantasia che corre sciabattando stanca. È l'amato suono dei sandali calzati da Mia, la fioraia. Quando passa te ne accorgi non per il suo profumo ma per il tintinnare della lingua metallica della grossa zip. È così che Elio l'annusa nell'aria, anche se, come ora, è abbastanza lontana, a due isolati da lui.
Respira Elio, respira.
RespiraLa.
RespiraLa più forte.
Il suo battito cardiaco aumenta.
Ricorda: un respiro in meno.
Prova.
Tachicardia, sudorazione, le orecchie fischiano, il sangue spinge, il petto si dilata.
Gaia si unisce al ritmo fino a che in alleanza, da buoni amici che sono, i plonk si fanno sempre più serrati, una serie più frequente di gocce si rincorrono a formare una fila di perle, una collana a trama sottile ma ininterrotta, determinata e lucente come fil di lama.
La tachicardia è inarrestabile insieme a un trionfo di zampilli argento che rallegrano la piazza.
Il flusso dell'acqua se lo sente scorrere fin dentro, sente le pupille dilatarsi, stessa eccitazione di quando gioca a dadi con gli amici.
Finalmente arriva lei: Mia. Lo ha fatto aspettare per due ore e mezza, la sua eroina romantica tagliata male. Bella, sì, come il vento che quando arriva ti toglie il fiato e quando se ne va non lascia mai le cose al loro posto.
Passa lenta, lo guarda. Tra loro lo spazio di tre respiri.
Decisione da prendere in pochi secondi. Quando il futuro prossimo può aprire un varco o erigere un muro.
"O Mia, che mia non sei… t'amerei come si amano le gocce lucenti accanto alle spine di un cactus. Come il glicine che cresce nella carlinga di un aereo. Come le linee di Nazca che danzano nella cintura di Orione… "
Mia lo guarda come si guarda un incidente stradale e pensa e dice:
"Vecchio, hai preso una botta di caldo o di superbia?"
Plonk !
Lo rompe in due e non si scusa per l'inconveniente.
Elio abbassa le palpebre e l'acqua cessa di fluire.
Risplende in superficie ma dentro non batte più.
Uno, due, tre ed evapora.
Prende la forma dei capricci del vento, nuvola compressa, sferzata, strappata e dissolta nel nulla.
Lasciatemi qui, pensa. A scoprire che il cielo ha un non so che di rassicurante: abbraccia sempre.